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Pubblicato il 08-01-2018 alle 17:40

Cessione beni contro ritiro usati

1. Domanda

Una azienda “alfa” rigenera pezzi di ricambio auto usati esausti e poi li vende al cliente “beta”

Il cliente “beta” effettua il montaggio (o la vendita ad un installatore) del ricambio rigenerato e recupera il pezzo usato che è stato sostituito dal ricambio rigenerato e lo restituisce all’azienda “alfa”.

Attualmente “alfa” fattura la vendita dei pezzi rigenerati addebitando, per esempio, 200 euro per il lavoro di rigenerazione e 150 euro per il valore del pezzo usato per un totale 350 euro più iva).

 “Beta” emette una fattura ad Alfa per il pezzo usato che rende per un valore di 150 euro più iva.

Il cliente “beta”, ora, chiede che, per il futuro, la restituzione del pezzo usato venga gestita dal fornitore “Alfa” come un reso merce e quindi venga emessa una nota di accredito, rifiutandosi di emettere fattura, pena l’interruzione di qualsiasi rapporto commerciale, adducendo il fatto che altri fornitori (similari ad “alfa”) con cui è in rapporti, si comportano in tal modo.

E’ corretta tale procedura?

Nel caso invece la procedura non fosse corretta, si pone una questione di carattere commerciale e la volontà di Alfa sarebbe quella di “accontentare” il cliente, tuttavia si chiede se, così operando,  nel caso di un futuro contenzioso con il fisco  quali siano le sanzioni in cui si incorrerebbe?

A maggior chiarimento della cosa, i pezzi che “Alfa” rigenera, fanno parte di una “scorta” di usati acquistati, in parte, da rottamatori d’auto, ed in parte, dai resi dei clienti stessi (così come rappresentato nel caso sopra indicato).

Cordiali saluti

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