
L'ingresso pervasivo dell'intelligenza artificiale generativa nella filiera dei contenuti culturali ed editoriali ha trasformato la creazione artistica in un processo ibrido, fluido e spesso opaco.
Oggi autori, compositori ed editori non si chiedono più se utilizzare la GenAI, ma in che misura il ricorso ad essa impatti sulla paternità dell'opera e sulla sua difendibilità sul mercato.
Il quesito di fondo è semplice nella formulazione ma complesso nelle risposte: ciò che esce da un prompt di testo o da un modello di elaborazione statistico-predittiva può considerarsi "opera dell'ingegno", depositabile e idonea a generare diritti esclusivi?