
In tema di sanzioni tributarie per violazioni societarie, non basta che l’amministratore di diritto della società sia incapace, sul piano professionale, per ritenere che i soci siano in realtà gli amministratori di fatto e vadano dunque sanzionati dall’Agenzia delle entrate. Né è sufficiente che l’ad non conosca le dinamiche societarie: la prova per presunzioni, infatti, richiede indizi gravi, precisi e concordanti, mentre affinché sia riconosciuta in capo ai contribuenti la qualifica di amministratori di fatto l’ufficio deve provare che i soci hanno compiuto in concreto atti di gestione della società o altri atti che denotano l’esercizio di poteri tipici del vero “dominus” dell’impresa.
Lo ha stabilito la Cassazione, sezione tributaria, con l’ordinanza n. 28200 del primo novembre 2026, con cui ha accolto il ricorso di due contribuenti.