
La Corte Costituzionale, tramite la sentenza n. 89 del 28 maggio 2026, ha sancito l'illegittimità delle disposizioni che disciplinavano la quantificazione dell'imposta di successione e dell'imposta di registro gravanti sulle rendite vitalizie. L'intervento della Consulta si è reso necessario poiché l'adozione di tassi di interesse legali estremamente ridotti determinava la nascita di basi imponibili del tutto sproporzionate, ledendo in modo diretto i precetti costituzionali di ragionevolezza e di capacità contributiva del cittadino.