
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3395 del 16 febbraio 2026, ha confermato un principio fondamentale in materia di indagini finanziarie: l'eventuale erroneità o imprecisione della qualificazione reddituale contenuta nell'atto impositivo non comporta, di per sé, la nullità dell'avviso di accertamento. Secondo i giudici di legittimità, è sufficiente che l'Amministrazione finanziaria individui il fatto costitutivo della pretesa, ovvero gli accrediti ingiustificati sul conto corrente, la cui natura reddituale è presunta ex lege. In presenza di tali elementi, ricade sul giudice il dovere di procedere alla corretta qualificazione giuridica della categoria reddituale sulla base delle risultanze processuali e delle evidenze istruttorie emerse durante il giudizio.