
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 5 marzo 2026 (causa C-436/2024), ha fornito un chiarimento fondamentale sulla distinzione tra la nozione giuridica di "buono" e i comuni programmi di fidelizzazione basati sull'accumulo di punti. Il caso nasce da un contenzioso svedese riguardante una società operante nel settore dei prodotti per la cura dei capelli e cosmetici, la quale intendeva istituire un sistema di premi per i propri clienti. Il programma prevedeva l'assegnazione di punti in proporzione alla spesa effettuata, riscattabili successivamente per ottenere articoli in un apposito "negozio di punti" contestualmente a un nuovo acquisto.