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Pubblicato il 21-12-2016 alle 23:00 - PDF

Il ritardo nella registrazione rende indeducibile l’ammortamento

Il ritardo nella registrazione rende indeducibile l’ammortamento

La Corte di cassazione con la sentenza n. 24385 del 30 novembre 2016, ha affermato che è indeducibile ai fini della determinazione del reddito imponibile della società l’ammortamento iscritto tardivamente sul libro cespiti

Nel caso di specie, l’Amministrazione Finanziaria, sulla base delle risultanze di un controllo effettuato nei confronti di una società di persone, contestava la deducibilità dei costi per ammortamenti perché, all’atto del controllo, le relative quote non risultavano iscritte nel libro degli inventari, debitamente annotato.

Di fronte ai rilievi mossi dall’Agenzia, il contribuente sosteneva che non era possibile procedere a considerare indeducibili le quote di ammortamento tardivamente registrate. Tale tesi è stata avallata dal giudice di merito, che ha ritenuto applicabile una sanzione amministrativa. 

Ricorreva per Cassazione l’Agenzia delle Entrate,deducendo sul punto violazione dell’articolo 16 del Tuir, che contiene gli obblighi di iscrizione delle quote di ammortamento nel libro cespiti prevedendo, in particolare, che le società, gli enti e gli imprenditori commerciali devono compilare il registro dei beni ammortizzabili “entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione”.

La norma nulla dispone in caso di violazione di tale obbligo.

Sulla questione, il giudice di legittimità ha affermato che le violazioni attinenti la corretta registrazione delle quote di ammortamento “non sono violazioni formali” perché impattano sulla corretta determinazione del reddito imponibile.
La Corte ha precisato che, per i “contribuenti tenuti ad allegare alla dichiarazione il conto economico, la deduzione di costi e oneri è subordinata, altre che all’imputazione degli stessi a conto economico, all’osservanza dell’obbligo di contabilizzazione nelle scritture nelle quali è prescritto debba avvenire la registrazione”.
 
In sostanza, la deducibilità fiscale degli ammortamenti è consentita se è avvenuta la corretta iscrizione a libro cespiti. Se questo non avviene è inficiato il rispetto del criterio dell’inerenza. E’ conseguentemente legittima la ripresa a tassazione dell’Ufficio, nonostante l’inclusione tra i componenti negativi a conto economico.


 
 

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21-12-2016 23:00
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L’evoluzione della Giurisprudenza